(IT) – Le parole per ferire | Tullio De Mauro


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Censire le parole dell’odio circolanti in Italia e cercare di classificarle come primo passo per analisi ulteriori è l’obiettivo di questa nota, un contributo strettamente linguistico all’impegnativo e ben più vasto lavoro della commissione. Anche nell’odio le parole non sono tutto, ma anche l’odio non sa fare a meno delle parole.

Nel censimento che qui si è cercato di fare, le “parole per ferire” sono anzitutto quelle che sono tali con tutta evidenza nel loro valore generale, tipicamente i derogatory words (barbaro, imbecille, fesso per citare per ora le meno indecenti), ma anche, oltre le parole portatrici di stereotipi (baluba, omo), altresì parole di valore prevalentemente neutro che, tuttavia, presentano accezioni spregiative e sono in tali accezioni eccellenti insulti (accademia, maiale, pappagallo, professore) come spesso viene rivelato da alcuni derivati che selezionano e mettono in luce l’accezione negativa (accademismo, maialata, pappagallismo, professorale). Fonti primarie della ricognizione sono …


via Internazionale

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